Anima rotta.

Dalle mie parti viene usata l’espressione: “Mi hai rotto l’anima” per descrivere uno stato di esasperazione generato da un’insistenza mirata riguardo ad una richiesta. E riflettendoci – per puro caso – l’anima può dirsi rotta letteralmente. Basti pensare ad una prova che la vita ti pone davanti e che non sei pronto a fronteggiare, o ad una delusione professionale, emotiva o morale che scatena un senso di perdizione o di abbandono che ti spezza. Dentro di te sai che riuscirai a ricomporla, a curarla, a ridurre la visibilità delle cicatrici, col tempo e pazienza, attraverso la riflessione, la volontà, l’impegno, l’affetto ma senti, anche, che non tornerà la stessa: resterà malfunzionante per la vita che le resta.

Annunci

Se per la tua vita desideri rapporti autentici ricordarti di mettere da parte il grado di parentela che può avere con te o con una persona a te cara tanto quanto il grado di affetto che può avere con quest’ultima: se una persona non ti piace non sei costretto a frequentarla.

Persona-oggetto.

Una persona a me cara ritiene che le persone debbano servire, avere una certa utilità per essere importanti nella vita di una persona; ossia debbano essere in grado di dare alla persona in questione ciò che necessita in un dato momento, come dicendo la parola adeguata nel momento giusto, aiutandola dove non arriva e così via. Io ritengo che gli oggetti servano nella vita di una persona: i vestiti per coprirsi, una penna e un foglio per scrivere, una bottiglia o una brocca per contenere l’acqua potabile, etc… Una persona per essere importante nella vita di un’altra non deve essere utile ma solo essenziale per l’animo dell’altra persona, essenziale perché risiede in un posto spaciale nel cuore della persona. Oppure no? Potrebbero essere ambedue le cose giuste ma il concetto dell’utilità della persona è sbagliato? Forse sarà la parola utilizzata? Voi cosa ne dite?