Anima rotta.

Dalle mie parti viene usata l’espressione: “Mi hai rotto l’anima” per descrivere uno stato di esasperazione generato da un’insistenza mirata riguardo ad una richiesta. E riflettendoci – per puro caso – l’anima può dirsi rotta letteralmente. Basti pensare ad una prova che la vita ti pone davanti e che non sei pronto a fronteggiare, o ad una delusione professionale, emotiva o morale che scatena un senso di perdizione o di abbandono che ti spezza. Dentro di te sai che riuscirai a ricomporla, a curarla, a ridurre la visibilità delle cicatrici, col tempo e pazienza, attraverso la riflessione, la volontà, l’impegno, l’affetto ma senti, anche, che non tornerà la stessa: resterà malfunzionante per la vita che le resta.

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In sospeso.

Non molti mesi fa ho deciso di contattare una persona del mio passato con la quale ho vissuto un pezzo di strada e per la quale provavo – e provo tutt’oggi – un grande affetto. L’ho fatto perchè mi premeva molto chiarire in nome di quell’affetto; l’ho fatto perchè avevo modo di farlo – poichè avevo la possibilità di contattarla, o perlomeno credevo di averla – l’ho fatto per liberarmi da quel peso che mi portavo dietro inutilmente. E se qualcosa fosse andato storto mi sarei affidata alla vita, ancora, esattamente come avevo fatto in precedenza.

Quest’oggi, però, mi è apparsa in sogno un’altra persona con la quale ho condiviso un pezzo di strada e per la quale nutro affetto e riconoscenza. Questa persona aveva – forse ha ancora, non lo so – una buona capacità: aveva – forse ha – la capacità di mettere tanta determinazione e passione nel raggiungimento di ciò che desiderava. Attraverso la sua capacità, questa persona, è stata in grado di regalare a me importanti insegnamenti e dolci ricordi – nonostante anch’essa avesse non pochi difetti – e oggi, per la prima volta, ho pensato che meritasse di saperlo.

Purtroppo non ho la stessa fortuna che ho avuto con la precedente: non ho la possibilità di contattarla e per cui devo e dovrò, necessariamente, affidarmi alla fantasia e benevolenza della vita.

Da ciò mi è tornata alla mente un’altra persona che è stata importante per il mio percorso di vita ma per la quale, oggi, non provo più nessun tipo di affetto. Ho rimosso dalla mia mente la maggior parte dei ricordi condivisi e, quelle poche volte che qualcosa torna a galla, guardo a quel ricordo con disprezzo.

E’ vero che questa persona è stata quella che mi ha appesantito la vita piuttosto che alleggerirmela, soprattutto in un periodo di transizione come l’adolescenza, ma è altrettanto vero che anch’essa mi ha regalato insegnamenti e bei momenti. Eppure niente, non riesco a provare nessuna gratitudine.

Questo mi ha condotta ad una personale riflessione: credo che è importante fare pace prima con se stessi per poter fare pace con gli altri e con il passato; credo che se non lo si fa si giunge al punto in cui non si riesce più a guardare le cose come un dono. Proprio come è successo a me per quest’ultima persona.

Ricordo che il giorno in cui sono riuscita a togliermi quel sassolino fastidioso dalla scarpa – con la prima persona di questo racconto – per me è stato un sollievo e da allora mi sento meno pesante, più libera. E se la vita con la sua fantasia provasse a farci rincontrare io non proverei più alcun imbarazzo. Da allora ho smesso di tornare sopra a certi pensieri perchè, finalmente, sento di aver trovato la pace con me stessa e con tutto quello che è stato con quella persona. Credo che il segreto sia tutto qui, basta solo trovare il coraggio di guardarsi dentro.